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Alfano interviene sul diniego alla consegna dell’attestato di cittadinanza

 

L’ordinamento giuridico del nostro Paese «non attribuisce all’ufficiale di stato civile e a nessun altro alcun potere di intervento per controllare, all’atto del giuramento, l’effettivo stato di conoscenza della lingua italiana ed esercitare al riguardo una qualsiasi forma di opposizione».

Lo ha chiarito il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, replicando a una interrogazione a risposta immediata alla Camera. «Nella legge esistente, il giuramento rappresenta la fine di un processo, di un iter per la cittadinanza, che sancisce la fine di un percorso di integrazione» ha sottolineato il ministro. Alfano era stato chiamato ad esprimersi relativamente al caso del primo cittadino di Brugnera, un comune in provincia di Pordenone, che si era rifiutato di consegnare la cittadinanza italiana ad un quarantenne nigeriano, in Italia da vent’anni. Il sindaco aveva bloccato la cerimonia, in quanto l’uomo sembrava in difficoltà nel leggere il testo del giuramento, decidendo di rinviare la pratica alla prefettura di Pordenone, affinché fosse verificata la presenza dei requisiti per la cittadinanza.

«Il giuramento di uno straniero che intende acquisire la nazionalità italiana – ha premesso il ministro nel suo intervento, facendo riferimento al caso sollevato nell’interrogazione – non è una pura formalità, ma esprime in modo solenne la volontà dello straniero di entrare a far parte della comunità nazionale. Una volta concluso l’iter e adottato il decreto di concessione della cittadinanza da parte del presidente della Repubblica – ha spiegato – un’ulteriore verifica volta ad asseverare quanto già accertato in sede istruttoria non è tecnicamente ammissibile e sarebbe comunque estranea ai profili e ai principi procedimentali».

«La posizione presa dal sindaco di Brugnera, che contesta la competenza linguistica dello straniero, intendendo invalidare l’intero procedimento, non appare confortata da disposizioni normative che ne suffraghino in alcun modo la legittimità e potrebbe dare luogo, se reiterata, all’esercizio dei poteri sostitutivi» ha concluso il ministro dell’Interno.

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