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Le persone senza dimora e le linee di indirizzo del Ministero

 

Si stimano in 50 mila 724 le persone senza dimora in Italia, in leggero aumento rispetto al 2011 (quando erano 47.648 persone). E’ quanto emerge dall’indagine realizzata da questo Ministero insieme a Istat, Caritas e Federazione Italiana Organismi per le Persone senza dimora.

Sostanzialmente stabile nelle regioni del Nord-ovest, del Centro e delle Isole, la quota dei senza dimora diminuisce nel Nord-est del Paese e aumenta al Sud.

In linea generale, rispetto al 2011, il numero dei servizi di mensa e accoglienza notturna diminuisce del 4,2% ma i servizi attivi erogano mensilmente più prestazioni (+ 15,4%). Rispetto al 2011, vengono confermate le principali caratteristiche delle persone senza dimora: si tratta per lo più di uomini (85,7%), stranieri (58,2%), con meno di 54 anni (75,8%) – anche se, a seguito della diminuzione degli under34 stranieri, l’età media è leggermente aumentata (da 42,1 a 44) – o con basso titolo di studio (solo un terzo raggiunge almeno il diploma di scuola media superiore).

Cresce rispetto al passato la percentuale di chi vive solo (da 72,9% a 76,5%), a svantaggio di chi vive con un partner o un figlio (dall’8% al 6%); poco più della metà (il 51%) dichiara di non essersi mai sposato.

Rispetto alla precedente indagine, le differenze tra utenti stranieri ed italiani si vanno riducendo in termini di età, durata della condizione di senza dimora e titolo di studio, nonostante la componente italiana rimanga più anziana, meno istruita e da più tempo nella condizione di senza dimora.

La perdita di un lavoro stabile insieme alla separazione dal coniuge e/o dai figli si confermano come gli eventi più rilevanti nel percorso di progressiva emarginazione che conduce alla condizione di “senza dimora”; un peso di un certo rilievo, seppur più contenuto, lo hanno anche le cattive condizioni di salute (disabilità, malattie croniche, dipendenze).

“Affrontare i problemi con la logica dell’emergenza non è il modo giusto per risolverli, rischia anzi di essere una scusa per rinviarli e, di conseguenza, renderli più difficili; occorre invece, come nel caso del contrasto ai casi di emarginazione più grave ed in generale alla povertà, un approccio strategico che permetta di definire interventi strutturali coordinati tra più soggetti e, per questo, in grado di produrre risultati concreti”. E’ quanto ha detto il Ministro Poletti commentando le Linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta in Italia, approvate in Conferenza Unificata.


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