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Anagrafe: esclusa la trascrizione dell’atto di nascita di minori nati all’estero con maternità surrogata

 
Non può essere trascritto all’anagrafe l’atto con il quale un paese straniero riconosce il rapporto di filiazione con il genitore di intenzione del bambino avuto all’estero, con l’utero in affitto, da una coppia omosessuale. La via per tutelare il rapporto genitoriale può essere quella dell’adozione in casi particolari.
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza 8 maggio 2019, n. 12193, hanno rigettato la domanda di riconoscimento dell’efficacia del provvedimento del giudice straniero, riguardante due minori concepiti da uno dei componenti di una coppia omoaffettiva mediante il ricorso alla procreazione medicalmente assistita.
L’ostacolo al “trasferimento” dell’atto sta nel divieto alla maternità surrogata previsto dalla legge 40, «qualificabile come principio di ordine pubblico, in quanto posto a tutela dei valori fondamentali, quali la dignità della gestante e l’istituto dell’adozione». Valori che i giudici considerano «non irragionevolmente» prevalenti anche sull’interesse del minore, nell’ambito di un bilanciamento che spetta al legislatore, al quale il giudice non si può sostituire con una diversa valutazione. Tuttavia non è esclusa la possibilità di dare un rilevo al rapporto con il padre “virtuale” privo di un legame biologico con il bambino, attraverso l’adozione speciale.

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